ANTONIO
E LUDOVICA
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Nel
lontano (ma non troppo...) 1929,
vedevano la luce Antonio e Maria Ludovica. Triestino di famiglia tosco-romagnola
e timidissimo lui, faentina e brillante lei, qualche anno dopo avrebbero
dato inizio alle mirabolanti gesta dei Lotti Margotti. Dopo svariati
anni di fidanzamento, infatti, si sposarono nella cattedrale di Brisighella
il 19 novembre 1959. Avevano entrambi trent'anni. Subito dopo il matrimonio,
gli sposi iniziarono un lungo peregrinare con qualche sosta più o
meno lunga a Mestre, Venezia, Milano e Novara, dove si fermarono per
undici anni. Nel frattempo, la famigliola felice era diventata sempre
più numerosa. Nacquero infatti, in poco più di quattro anni, Carlotta,
Michele, Ilaria, Alessandra ; Matteo si fece aspettare un po', ma
finalmente arrivò il tanto desiderato secondo maschio. La storia dei
"magnifici sette" è indubbiamente legata alle storia delle loro case.
Belle e meno belle, ma tutte ugualmente importanti. Alcune ci sono
ancora, altre sono state lasciate e altre ancora si sono volatilizzate.
Ma rimarrà sempre nel cuore dei nostri eroi la luce soffusa dei salotti
di Faenza e lo spazzaneve che passava all'alba del giorno di Natale
; l'intonaco penzolante della cucina di Novara e la terrazza sui tetti
; gli inverni freddi e le estati torride di via Pier Capponi a Firenze,
dove i nostri si trasferirono dopo anni di vario sbandamento tra Firenze,
San Zio e Piacenza. Ed è proprio da via Pier Capponi che iniziano
le conquiste di indipendenza di alcuni degli ormai grandi cinque fratelli
che, poco alla volta, imboccano le loro strade ; chi verso il matrimonio,
chi, semplicemente, verso una maggiore autonomia. Una nota a parte
meriterebbero San Zio, verdeggiante luogo di vacanze e punto d'incontro
di inquietanti presenze (a questo proposito bisognerebbe ascoltare
i lunghi racconti che hanno accompagnato l'infanzia dei cinque margottini)
e Ravenna, suggestiva e fatiscente dimora, affascinante ombra di un
ormai lontano splendore. Entrambe sono rimaste mete di peregrinare
estivo ; ma per scaramanzia, è bene non parlarne troppo... Altro dato
fondamentale per la comprensione delle inusuali gesta dei nostri "splendidi
sette" è l'imprescindibile presenza di curiosi personaggi, più o meno
vicini, più o meno parenti, che hanno contribuito a rendere ancora
più colorita una scenografia familiare che già da sola non era niente
male. Naturalmente non faremo nomi, ma sottolineeremo soltanto l'eccezionale
e inspiegabile forza d'attrazione che i Lotti Margotti hanno esercitato,
con strabiliante regolarità, sulle tipologie di personaggi più disparati,
tutti ugualmente assolutamente fuori dal comune. Il classico covo
di matti, insomma ! ! ! Comunque, è inutile dilungarsi sulle congiunture
tragicomiche che i nostri hanno dovuto affrontare. Più interessante
sarebbe dedicarci a ogni singolo membro del clan. Ma per quello ci
vuole tempo... L'unica cosa che ci sia concessa di dire, a questo
punto, è che, una volta entrati nella spirale della curiosità, state
attenti, perché chi li conosce NON SE NE LIBERA PIU'! ! !
...Sandra
(06-08-2000)